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IMPLANTOLOGIA

FAQ – Implantologia

a cura del dr. Massimo Natale

Abbiamo deciso di raccogliere in questo spazio alcune domande che nel corso degli anni sono sembrate ricorrenti. Ne aggiungiamo altre, che a nostro avviso possono essere rappresentative di effettivi dubbi che potrebbero insorgere nel paziente.

Cos’è un impianto dentale?

Si tratta di una vite in titanio, di grado elettro-medicale, che si ancora stabilmente nell’osso e a cui viene collegata una corona.

L’intervento per inserire un impianto è lungo e doloroso?

Ciò ovviamente dipende dall’esperienza dell’operatore, e dalla disponibilità in studio di esami imprescindibili, quale per es. la tac. In condizioni normali, inserire uno o due impianti dentali contigui richiede un tempo che non supera i 10-15 minuti, il tutto in TOTALE ASSENZA di dolore. Nei casi più complessi (rialzo di seno mascellare, rigenerazione) l’intervento dura circa 40-60 minuti, e sempre in assoluta assenza di dolore.

E’ meglio un impianto o un ponte?

Non abbiamo alcun dubbio: è meglio un impianto. Se manca un dente, a nostro avviso non è assolutamente giustificabile limare due denti sani vicini che faranno da appoggio per il dente mancante. Inoltre, il dente mancante sarà inserito appunto “a ponte”, dunque avrà al di sotto un vuoto che sarò fonte per il paziente di ristagno di cibo e fastidio senza possibilità di passare il filo interdentale. L’impianto rappresenta la soluzione più simile al dente naturale: nessun vuoto, nessuna necessità di toccare i denti contigui, un ottimo aspetto estetico e una eccezionale resa funzionale. E la possibilità di passare il filo, dunque un’ottima possibilità igienica.

Quanto ci vuole dalla posa dell’impianto alla posa del dente definitivo?

L’osteointegrazione è un fenomeno biologico che porta, infine, alla fusione (anchilosi) dell’impianto nell’osso. Questo processo richiede tempi, che vanno da un minimo di 2 a un massimo di 4 mesi. Dunque, tra l’inizio della terapia e la fine, può intercorrere un periodo variabile tra i 3 e i 5 mesi. E’ comunque possibile, specie nelle zone estetiche, inserire un provvisorio, che in ogni caso non andrà utilizzato in masticazione, ma solo come mantenitore di spazio e per ragioni estetiche.

Esiste il rigetto in implantologia?

Questa è veramente una delle domande più frequenti, oserei dire puntuale, durante la proposta della terapia implantare: “Dottore, e se poi ho il rigetto?”. Il rigetto in implantologia non esiste, in quanto non si tratta di un trapianto di organo. Potrebbe verificarsi una reazione da corpo estraneo o, in genere, una mancata integrazione dell’impianto. In tali casi, il paziente spesso non ha neanche la percezione della mancata integrazione dell’impianto. E’ solitamente il dentista, durante una visita periodica, ad accorgersi della mobilità dell’impianto, e a decidere se rimuovere l’impianto stesso, provvedendo, dopo 1-2 mesi, a un nuovo inserimento. In genere, la riuscita dell’intervento di implantologia, si aggira su percentuali pari a 98-99%, se ovviamente sono applicati i protocolli, e se vengono inseriti impianti di prima qualità e certificati.

Quanto dura un impianto dentale?

Una ricerca ha dimostrato che a 10 anni dal loro inserimento, il 90% degli impianti sono ancora in bocca e funzionali. Dunque, la loro durata è eccezionale, molti anni, forse 15 o 20. O forse anche tutta la vita. Tuttavia, non è possibile dare delle garanzie certe. Subentrano, infatti, innumerevoli variabili, quali la salute del paziente, la sua igiene orale, i carichi masticatori, che non ci consentono di stabilire a priori quale sarà la durate di un impianto dentale.

E se l’osso manca?

Una volta, la mancanza di osso era una sentenza senza appello: gli impianti non si possono inserire.

Oggi, inseriamo gli impianti praticamente SEMPRE, anche quando manca l’osso. In tali casi, infatti, procediamo con la rigenerazione ossea, ossia con quella procedura che, grazie all’uso di membrane, biomateriali e osso autologo, consente la riformazione di osso in zone dove l’osso stesso si sia ritirato. Si veda l’apposita sezione.

Se c’è gengivite, è possibile mettere gli impianti?

I pazienti parodontali, ossia con problemi gengivali avanzati e mobilità dentaria, sono quelli dove più spesso pratichiamo gli interventi più avanzati ed estremi di implantologia. Il processo flogistico, infatti, è spesso a carica del legamento parodontale, assente negli impianti. Ovviamente, il paziente con problemi gengivali è un paziente più a rischio, e andrà controllato più spesso. Dovrà, inoltre, essere in grado di svolgere perfette e protocollari manovre di igiene domiciliare.

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